Martedì 31 marzo, alle 17, il salone monumentale della Biblioteca Passerini Landi ospiterà un evento legato sia alla ricorrenza ancora vicina dell’otto marzo, sia all’80° anniversario del voto alle donne. La data non è casuale: le cittadine di Piacenza furono infatti chiamate alle urne già il 31 marzo 1946, per scegliere il primo Consiglio comunale del Dopoguerra: le 24.891 aventi diritto, iscritte nelle liste elettorali della municipalità, furono finalmente legittimate non solo ad esprimere la propria preferenza, ma anche a candidarsi per le cariche elettive.
Nelle quattro liste che scesero in campo si presentarono undici donne, di cui due destinate a sedersi tra i quaranta componenti della prima assemblea consiliare: Rita Cervini e Medina Barbattini. Pochi mesi più tardi, il 2 giugno, l’appuntamento con il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente.
A ripercorrere il cammino della storia, il contesto locale in quella primavera di rinnovamento, le caratteristiche di una campagna elettorale che faceva per la prima volta i conti con la componente femminile e la figura di candidate ed elette, saranno la conservatrice dei Fondi Antichi della Passerini Landi, la ricercatrice storica Daniela Morsia e la giornalista Elisabetta Paraboschi. Nell’occasione interverranno anche gli assessori comunali Serena Groppelli e Christian Fiazza, mentre le attrici della compagnia teatrale Le Stagnotte leggeranno alcuni articoli pubblicati sulla stampa dell’epoca.
L’incontro sarà occasione anche per presentare al pubblico l’installazione “Tante Parole”, già in mostra nel salone monumentale al 1° piano di Palazzo San Pietro dove resterà allestita sino al 7 aprile. Sarà presente l’artista milanese Livia Spinolo, autrice dell’opera “site specific”, che spiega come “Tante Parole” nasca “da un gesto semplice e necessario: raccogliere, riunire, dare corpo a un sapere che rischia di disperdersi e si trasforma, così, in una mappa viva della memoria femminista. I volumi sembrano esplodere dalle ante degli scaffali storici della Biblioteca e riversarsi sul pavimento. Il peso delle parole diventa visibile. I titoli si offrono allo sguardo del visitatore, invitandolo a leggere, a ricordare, a rinfrescare la memoria delle conquiste del movimento femminista e di quelle che restano ancora da compiere”.
Prosegue l’artista: “L’opera mette in scena insieme la forza e il limite del linguaggio. Le parole sono testimonianza, sono coscienza, sono memoria. Ma sono anche eco di una realtà che non si è trasformata abbastanza. Il titolo racchiude un’ambiguità intenzionale: da un lato la potenza della parola come strumento di libertà; dall’altro la frustrazione per il divario persistente tra discorso e azione. Dopo decenni di studi, manifesti, leggi e riflessioni, la piena parità non è ancora stata raggiunta”.
“Tante Parole” è realizzata insieme a CAeB – Cooperativa Archivistica e Bibliotecaria, che ha collaborato alla selezione e ricerca dei titoli che compongono l’installazione, ed è inoltre patrocinata dal Centro antiviolenza e Cooperativa sociale Cerchi d’Acqua di Milano.
(26 marzo 2026)
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